martedì 1 novembre 2016

Il Partigiano "Arturo" su Patria Indipendente.

ARTURO Patria Indipendente.


Il partigiano “Arturo” che portò i corpi di Mussolini e della Petacci a Piazzale Loreto


La scomparsa di Giacomo Bruni, passato alla storia per aver guidato fino a Milano il camion Fiat 634 con i cadaveri del duce, della sua amante e dei gerarchi fucilati a Dongo. Ma “Arturo” ricordava soprattutto le atrocità della Sicherheits Abteilung, un nome tedesco per una banda di fascisti italiani. Della terra buona dell’Oltrepò pavese, circondata da colline e boschi di querce e castagni, Giacomo Bruni, aveva l’aspetto. Condivideva con la gente contadina di Zavattarello, dove era nato ed era tornato subito dopo la fine della guerra, il carattere schivo, riservato e insieme fiero. Saldamente convinto della necessità di testimoniare gli orrori del nazifascismo, non si era sottratto al racconto, anche della missione “più delicata”. Senza farne mai però un’occasione di carriera, magari politica, nella lunga stagione del dopo: in molti gli avevano “tirato la giacchetta”, il partigiano Arturo aveva sempre detto no, un no garbato ma deciso e coerente. Era cresciuto nei campi Arturo, come i suoi quattro fratelli maschi. Era nato il 10 febbraio 1922 a Perducco, un pugno di case sopra Zavattarello, una trentina di chilometri da Pavia. «La mia famiglia fu sempre molto religiosa – spiegava –. La nostra avversione al fascismo non ebbe mai basi ideologiche, eravamo stanchi delle continue guerre della dittatura fascista». Nel 1942 i fratelli Bruni ricevono la cartolina precetto, inaspettata perché sono orfani di padre e Cesare, il secondo, ha già combattuto in Etiopia. Invece sono arruolati tutti e quattro: Cesare viene spedito in Russia, dove finirà disperso; Giovanni e Guido sono arruolati come fanti e diverranno anche loro partigiani. Giacomo è inquadrato nella Divisione alpina Cuneense, pure lui destinato al fronte orientale, ma per le precarie condizioni di salute resta al reparto. L’8 settembre è a Laives, vicino Bolzano, e con il suo Reggimento combatte i tedeschi per tre giorni fino a quando, rimasti senza munizioni e ordini, i militari italiani sono costretti alla ritirata. Giacomo viene catturato dai nazisti a Vicenza, e imprigionato. Riesce a fuggire e tornare a casa attraversando il Po vestito da prete. Non si presenta in caserma dopo il bando Graziani e, per costringerlo, i militi delle brigate nere di Zavattarello arrestano sua madre. Così a marzo 1944 deve consegnarsi ed è arruolato nell’aeronautica repubblichina. Fugge di nuovo e si unisce alle prime formazioni partigiane, scegliendo il suo nome di battaglia: Arturo. Nel curriculum di combattente per la libertà, le fasi della lotta: prima nella banda del Greco (Andrea Spannoiannis), poi nella 87ª Brigata Garibaldi Crespi, comandata da Annibale Sclavi e Carlo Barbieri “Ciro”. Al principio ha in dotazione un fucile da caccia, altre armi non ci sono, e ci si arrangia. Con l’organizzazione si moltiplicano gli attacchi ai presidi repubblichini: durante un’azione Arturo è ferito dalla scheggia di una bomba. Si combattono i nazisti e i militi della famigerata Sicherheitabelung, un’unità autonoma di polizia italiana composta da infiltrati e delatori che conoscono il territorio e riferiscono direttamente ai nazisti. Comandata da Felice Fiorentini aveva esordito proprio a Zavattarello, uccidendo per rappresaglia quattro giovani del paese non partigiani. Poi arrivò novembre e i rastrellamenti della Turkestan, i famigerati “mongoli” che furiosamente uccidono, stuprano, incendiano il castello Dal Verme (ora è un Museo della Resistenza). Ancora una volta, la formazione di Arturo si riorganizza e riprende a combattere: ad aprile 1945 libera Voghera e Pavia e il 27 è a Milano. Ed ecco il racconto di Arturo sulla “delicata missione” a Dongo: «Il comandante Ciro mi scelse con altri undici della mia brigata per una delicata missione. Mi presentò Walter Audisio (Valerio) che ci venne assegnato, con Alfredo Mordini (Riccardo), quale nostro superiore per questo compito. All’alba del 28 aprile partimmo, io alla guida di un camioncino Fiat 121 con sopra gli altri partigiani e una Fiat 1100 con a bordo Valerio, Riccardo, Piero (Orfeo Landini) e altri. La mattina fu molto piovosa. Intorno alle ore 14 arrivammo nel piazzale di Dongo, sulla riva del lago di Como. Consumammo un frugale pranzo nel municipio. Nella sala comunale, per ordine del CLNAI, i più importanti gerarchi fascisti come Pavolini, Barracu, Zerbino e Mezzasoma, furono processati per alto tradimento e condannati a morte. Dopo aver ricevuto i conforti religiosi, verso le cinque del pomeriggio, furono schierati contro la ringhiera del lago e fucilati alla schiena dai partigiani della Crespi, ma anche dai patrioti locali. Non partecipai all’esecuzione. I cadaveri furono caricati nel cassone del camion Fiat 634. Arrivammo al bivio di Azzano e subito dopo giunse l’auto con Valerio, che portava nel sedile posteriore i cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci. Caricammo le due salme sul camion. Il duce indossava una camicia nera con uno stivale scucito dietro, mentre la sua amante indossava abiti eleganti. Voglio precisare, dopo tanti anni, che Mussolini fu giustiziato da Walter Audisio a Giulino di Mezzegra, come disposto dal CLNAI. Arrivammo intorno alle 4 del mattino del 29 a Milano, a Piazzale Loreto. Questo luogo venne scelto perché l’8 agosto del ’44 i nazifascisti fucilarono diversi partigiani ed oppositori del regime. Io e altri commilitoni tirammo i cadaveri giù dal camion e li depositammo in fila lungo un marciapiedi. Tantissimo era l’odio degli italiani contro Mussolini e i suoi gerarchi. Ricordo una vecchietta che voleva strappare gli occhi al duce. Noi la spingemmo indietro, lei prese del terriccio e lo lanciò sui cadaveri. Dovettero intervenire i vigili del fuoco con gli idranti per tenere alla larga la folla ed evitare il vilipendio delle salme». Arturo non c’era più a Piazzale Loreto quando i corpi di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi vennero appesi al distributore. Era tornato al Comando dove da un emissario degli Alleati seppe di aver ricevuto in premio un maialino, per avere ben svolto il suo compito a Dongo. Non lo ritirò mai. Consegnò le armi e tornò a Zavattarello. Si rese solo disponibile, capace autista di camion, a riportare da Bolzano all’Oltrepò pavese i numerosi prigionieri italiani liberati dai lager in Germania. Continuò a vivere in pace come aveva sempre desiderato. Tirando dritto nonostante le minacce di morte dei fascisti, che fino a una decina di anni fa telefonavano a casa sua, assicurandogli che l’avrebbe pagata. Arturo se n’è andato il 17 ottobre 2016 all’età di 94 anni, non aveva più lasciato il suo paese natale dove viveva con una pensione di 500 euro al mese, comprensiva dei 15 euro assegnati per meriti di guerra. Per l’ultimo saluto, nella chiesa di San Paolo a Zavattarello, tutta la comunità locale e i compagni dell’ANPI si sono stretti alla moglie Rosa, ai sette figli, ai tanti nipoti e pronipoti. Il parroco don Leonard, di origini romene, nell’omelia ha parlato di Arturo «esempio da seguire, come quanti si sono sacrificati per la libertà di tutti e hanno tenuto fede ai propri ideali». Durante la messa Ivano Tajetti, Presidente della sezione ANPI Barona, ha voluto rievocare l’amico di sempre, il partigiano che aveva combattuto con suo padre: «Stanotte è sceso dal suo letto, ha preso lo sten che era lì sotto la giacca, si è infilato nel camion, acceso il motore e tranquillo, sereno, con il sorriso più bello del mondo è andato a fare il suo dovere senza indugi e perplessità: una cosa semplice, normale. Ora si aggira per le strade dell’Oltrepò Pavese, di Milano, lungo il lago tra Como e Dongo. I suoi Compagni cantano con lui Fischia il vento. C’è da fermare il fascismo, da difendere l’Italia. Gli alberi, le rocce, le genti regalano carezze. Si sente il profumo delle castagne, il sole sorge tra le vette dei monti, una farfalla si alza tra la rugiada nei campi. Piango! Stanotte ci ha lasciati Arturo, Giacomo Bruni. L’ultimo sopravvissuto di quei quindici ragazzi che a Dongo chiusero i conti con il fascismo. Abbruniamo le bandiere, chiudiamo un attimo gli occhi, sogniamo forte con lui, continuiamo a lottare per far sì che i suoi sogni diventino realtà. È morto un partigiano, è morto un uomo, è morto un mio amico, un mio Padre. Un pallido sole s’alza tra le colline dell’Oltrepò, una donna recita una preghiera, un bicchiere di vino rosso, due vecchi Partigiani si raccontano la loro gioventù; è una favola bellissima che mai dovrebbe finire. Ma gli occhi si chiudono e un sospiro sussurra: “state bene, nè!”. Fai buon viaggio Arturo. Io, stanne certo, camminerò sempre al tuo fianco, attraverso colline, montagne, strade e piazze di città. Il tuo sorriso mi indicherà la strada. Bella ciao, Arturo, non ti fermare, sento tossire un motore, un vecchio camion sbuca dalla nebbia e affronta la salita spinto dal vento». Poi gli abbracci nell’addio commosso e partecipe all’ultimo partigiano di Dongo.

lunedì 17 ottobre 2016

Addio ARTURO... Bella Ciao Partigiano.


Bella Ciao Arturo

Stanotte, è sceso dal suo letto, ha preso lo sten che era li sotto la giacca, si è infilato nel camion, acceso il motore e tranquillo, sereno, con il sorriso più bello del mondo è andato a fare il suo dovere... senza indugi e perplessità una cosa semplice, normale... ora s’aggira per le strade dell’Oltrepò Pavese, di Milano, lungo il lago tra Como e Dongo...  i suoi Compagni cantano con lui Fischia il vento...  c’è da fermare il fascismo, c’è da difendere l’Italia, gli alberi, le rocce, le genti, le regalano carezze, il profumo delle castagne, il sole che sorge tra le vette dei monti...  una farfalla che si alza tra la rugiada nei campi...
Piango.!
Stanotte ci ha lasciati...  Arturo. Giacomo Bruni. L'ultimo sopravvissuto di quei quindici ragazzi che a Dongo chiusero i conti con il fascismo... 
Abbruniamo le bandiere, stringiamo i pugni, chiudiamo un attimo gli occhi, sogniamo forte con lui, continuiamo a lottare per far si che i suoi sogni diventino realtà...!
E’ morto un partigiano, è morto un uomo, è morto un mio amico, un mio Padre... 
Un pallido sole s’alza tra le colline dell’Oltrepò, una donna recita una preghiera, un bicchiere di vino rosso, due vecchi Partigiani si raccontano la loro gioventù, il racconto è una favola bellissima... che mai dovrebbe finire. Ma gli occhi si chiudono e un sospiro sussurra...  “state bene, ne”. Fai buon viaggio Arturo, io stanne certo camminerò sempre al tuo fianco, colline, montagne, strade e piazze di città, il tuo sorriso mi indicherà la strada. 
Bella ciao Arturo, non ti fermare,  sento tossire un motore, un vecchio camion sbuca dalla nebbia e affronta la salita spinto dal vento. 





sabato 20 febbraio 2016

Auguri "Arturo"

20 febbraio 2016.
Oggi il Partigiano ARTURO compie 94 anni. Tutta la Sezione ANPI Barona Milano le augura un felice compleanno e lo ringrazia per tutto quello che ha fatto per NOI nella sua vita.
Un forte abbraccio ARTURO, di stima, d'affetto, di ringraziamento.


venerdì 20 febbraio 2015

DVD... "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.


Buon Compleanno... Arturo.


"Arturo" ricorda...

Giacomo Bruni: Ero uno dei partigiani dell’Oltrepo a Dongo, quando sento parlare di fascismo mi viene freddo.

Perduco è un pittoresco paesino del Comune di Zavattarello, in questa
località abita un protagonista della lotta di liberazione, si chiama Giacomo Bruni  di 89 anni,  il quale mi
ha raccontato episodi inediti, che non sempre compaiono sui libri di storia.

D - Quali motivazioni lo hanno spinto ha partecipare alla resistenza?
«I miei genitori furono semplici coltivatori diretti e la mia famiglia
fu sempre molto religiosa. La nostra avversione al fascismo non
ebbe mai basi ideologiche, ma fummo stanchi delle continue
guerre della dittatura fascista. Nonostante, la prematura scomparsa di mio padre, Pasquale Bruni, nel 1930, io e i miei tre fratelli fummo tutti arruolati e partecipammo alle vicende della seconda guerra mondiale. Mio fratello Cesare della classe del 1913 fu arruolato per la guerra d’Abissinia e poi nel 1942 fu spedito sul fronte russo con la divisione “Cuneense” e fu dichiarato disperso nel 1943 e praticamente è morto in guerra. Mentre Giovanni del 1917 e Guido del 1910 furono arruolati come fanti e riuscirono dopo
l’otto settembre a mettersi in salvo e diventare anche loro partigiani.
Quando ritornai dal lavoro dei campi per la mietitura del frumento, il 10 giugno del 1940, seppi della dichiarazione di guerra del duce alle potenze occidentali e mi preoccupai molto. Speravo che la guerra finisse presto, invece nel gennaio del 1942, mi arrivò la cartolina-precetto. Dopo alcuni giorni mi presentai a Cuneo, nella caserma del “IV Reggimento dell’artiglieria alpina” della divisione alpina cuneense ed iniziai l’addestramento. Fortunatamente per gravi problemi di salute, non fui inviato sul fronte russo come mio fratello Cesare. La notte del 25 luglio del 1943, montavo la guardia alla casa del fascio di Cuneo e mi dissero  della caduta di Mussolini, fui contentissimo, speravo che la guerra fosse finita. Con i resti della divisione Cuneense fui trasferito a Laives, in provincia di Bolzano e l’otto settembre del 1943, guidati dal capitano Clavarino, combattemmo i tedeschi per tre giorni e poi senza munizione e ordini, ci ritirammo verso Vicenza. In seguito fui arrestato dai tedeschi e dopo alcuni giorni fuggii e verso la fine di settembre del 1943 ritornai dai miei a Perducco e rimasi nascosto per quasi tutto l’anno. Con il bando Graziani del febbraio del 1944, avrei dovuto presentarmi per l’arruolamento nell’esercito di Salò. Non mi presentai e i militi delle brigate nere di Zavattarello arrestarono mia madre Emilia Crevani. Nel marzo del 1944 dovetti consegnarmi e mi arruolarono nell’aeronautica repubblichina con sede ad Asti e poi a Saluzzo.
Ai primi di aprile del 1944 insieme ad altri commilitoni riuscii a fuggire. Io ed i miei fratelli “senza cartolina precetto” aderimmo alla banda del Greco (Andrea Spannoiannis) situata a Costalta di Pecorara. Presi come nome di battaglia “Arturo”. Successivamente costituimmo un piccolo distaccamento a Perducco. Questa formazione partigiana fu inquadrata nella Brigata Crespi comandata da Annibale Sclavi. La Crespi ebbe anche un cappellano militare: Don Giuseppe Pollarolo, il quale celebrò, ogni domenica le funzioni religiose ed anche i funerali come quello del patriota Umberto Negruzzi (Berto).
»

D - A quali eventi bellici ha partecipato?
«All’inizio fui scarsamente armato, addirittura ebbi in dotazione un fucile da caccia. In seguito le armi le recuperai, dopo il disarmo dei presidi nazifascisti come quello di Zavattarello. Nell’agosto del 1944, i repubblichini installano un presidio nel castello di Pietragavina, per poter meglio controllare l’alta valle Staffora. All’alba del 11 agosto del 1944 io ed altri partigiani attaccammo in forze e rimasi ferito da una scheggia di bomba a mano. Dopo mezza giornata di duro combattimento i militi della Sicherheits, si arresero e furono fatti prigionieri. Terribile fu il rastrellamento iniziato il 24 novembre del 1944 con la partecipazione della divisione nazista “Turkestan”, ricordati come i “mongoli”. Durante la loro avanzata bruciarono cascinali, uccisero partigiani e sbandati. A Zavattarello, incendiarono il castello dei conti Dal Verme ed il municipio. Sempre in questo paese, i “mongoli” saccheggiano le abitazione dei contadini e soprattutto stuprano numerose donne, addirittura una ragazza è stata violentata da 14 militari in fila. Questo fu un momento triste per noi partigiani, costretti ad abbandonare i nostri presidi. Con l’arrivo della primavera del 1945, rioccupammo le nostre zone e ci preparammo per la battaglia finale. La mattina del 25 aprile, partimmo a piedi con il nostro comandante Sclavi per liberare la valle Staffora e mentre fummo alle porte di Zodiaco gli aerei alleati bombardarono il ponte sul torrente Ardivestra. Successivamente il 26 aprile entrammo tra la folla esultante a Pavia ed con un camion, il 27 aprile, raggiungemmo Milano ed alloggiammo nelle scuole di viale Romagna. Il comandante della Brigata Crespi Carlo Barbieri (CIRO) con altri 11 partigiani della medesima formazione partigiana, mi scelse per una delicata missione e mi presentò Walter Audisio ( Valerio) che ci venne assegnato, con Alfredo Mordini ( Riccardo),
quale nostro superiore per questo compito. All’alba del 28 aprile del 1945 partii guidando un camioncino Fiat 121 con sopra gli altri partigiani. Con noi parti una Fiat 1100 con a bordo Valerio, Riccardo, Piero ed altri. La mattina fu molto piovosa. Intorno alle ore 14
arrivammo nel piazzale di Dongo, sulla riva del lago di Como. Consumammo un frugale pranzo nel municipio. Nella sala del comune di Dongo, per ordine del CLNAI, i più importanti gerarchi fascisti come Pavolini, Barracu, Zerbino e Mezzasoma, furono processati per alto tradimento e condannati a morte. Dopo che ebbero ricevuto i conforti religiosi, verso le cinque del pomeriggio, furono schierati contro la ringhiera del lago e fucilati alla schiena dai partigiani della Crespi, ma anche dai patrioti locali. Non partecipai all’esecuzione, perché dovetti guidare il camion. I cadaveri furono caricati nel cassone del camion Fiat 634. Arrivammo al bivio di Azzano ed subito dopo giunse l’auto con Valerio, che portava nel sedile posteriore i cadaveri di Mussolini e di Claretta Petacci. Immediatamente caricammo le due salme sul camion. Il duce indossava una camicia nera con uno stivale scucito dietro, mentre la sua amante indossava abiti eleganti. Voglio precisare, dopo tanti anni, che Mussolini fu giustiziato da Walter Audisio a Giulino di Mezzegra, come disposto dal CLNAI. Verso le 20 partimmo ed arrivammo intorno alle 4 del mattino del 29 aprile a Milano e precisamente a Piazzale Loreto. Questo luogo venne scelto perché l’8 agosto del 1944 i nazifascisti fucilarono diversi partigiani ed oppositori del regime. Io ed altri commilitoni tirammo i cadaveri giù dal camion e li depositammo in fila lungo
un marciapiedi. Tantissimo era l’odio degli italiani contro Mussolini ed i suoi gerarchi. Mi ricordo una vecchietta che voleva strappare gli occhi al duce. Noi la spingemmo indietro e lei prese del terriccio e lo lanciò sui cadaveri. Dovettero intervenire i vigili del fuoco, i quali con gli idranti tennero alla larga la folla, per evitare il vilipendio delle salme. In mattinata ritornai in viale Romagna e in seguito al comando, dove mi diedero un premio per il compito svolto. Agli inizi di maggio del 1945, ritornai a Voghera e consegnai le armi. Avendo la patente da camionista, feci numerosi viaggi anche a Bolzano da dove
riportai, in Oltrepo Pavese, i numerosi prigionieri italiani liberati dai lager in Germania. Ancora oggi quando sento parlare di fascimo, mi viene freddo. È un grave errore storico, una vergogna la lapide al castello di Voghera, che ricorda i militi della Sicherheits. Le giovani generazioni non devono dimenticare i nostri sacrifici, i tanti ragazzi morti per la nostra libertà.
»

Giancarlo Bertelegni

Ringraziando ANPI Voghera. - http://lombardia.anpi.it/voghera/inarturo.htm 

mercoledì 3 agosto 2011

Fuochi nell'Oltrepò...

"Abbiamo bisogno di una decina di uomini decisi a tutto"... Il nostro distaccamento "Pietro Rinaldi" come il comando ha voluto denominarlo, si compone dei seguenti Partigiani:

    1. Annibale
    2. Alfredo di Perducco
    3. Alfredo il mugnaio
    4. Guido di Perducco
    5. Steva di Perducco (mitragliere)
    6. Primo di Ossenisio (mitragliere)
    7. Giuliano di Zavattarello
    8. Sandro di Pescara
    9. Gino il Carabiniere di Varzi
    10. Teresio di Pietra de Giorgi (Staffetta)
    11. Arturo di Perducco
    12. Busato ex Alpino Monterosa (1°caposquadra)
    13. Adriano ex Alpino Monterosa (2°caposquadra)
    14. Aldo ex Alpino Monterosa
    15. Lazzari ex Alpino Monterosa
    16. Dossi ex Alpino Monterosa
    17. Ottorino ex Alpino Monterosa
    18. Tabacco ex Alpino Monterosa
    19. Bonvicini ex Alpino Monterosa
da: Fuochi nell'Oltrepò pag. 164 di Annibale Sclavi.


giovedì 23 giugno 2011

ANPI Bovisio Masciago - "Arturo" Oltrepò Pavese, Milano, Dongo.

Ringraziando Luciano, Sergio e tutta la sezione ANPI di BovisIo Masciago..
vi invitiamo a visionare il Video "Promozionale" del Partigiano "Arturo"
Il tutto ripreso durante una piacevole serata, incontro... nella sala Comunale di Bovisio Masciago.

clik qui:  http://www.anpibovisiomasciago.it/25_aprile_2011.htm